FILARIOSI
Le filarie sono un gruppo di parassiti nematodi che hanno in comune un tropismo specifico per il tessuto linfatico o connettivo. Le principali filarie sono: Wuchereria bancrofti, Brugia malawi, Onchocerca volvolus, Loa loa, Dracunculus medinensis. Sono diffuse solo in aree tropicali (Africa, Asia, America centro-sud, Oceania). Circa 150 milioni di persone al mondo ne sono affette.
La trasmissione all’uomo avviene tramite un vettore, di solito un artropodo ematofago. I vermi adulti vivono nell’ospite per 10-20 anni; la femmina è vivipara, produce infatti embrioni liberi detti microfilarie, che sopravvivono nell’uomo per 1-2 anni e si portano nel torrente ematico con una periodicità tipica (diurna o notturna a seconda della specie); di qui vengono prelevate dal vettore durante il pasto ematico; nel vettore si sviluppano le forme infettanti (larve filariformi).
La Wuchereria bancrofti causa la filariosi linfatica (insieme alla Brugia malawi). E’ diffusa soprattutto in Asia, ma anche nell’Africa sub-sahariana e nell’America centro-meridionale. Ne esiste una forma urbana (particolarmente diffusa in diverse città asiatiche), trasmessa da una zanzara appartenente alle culicine, e una forma rurale trasmessa da diverse specie di zanzare culicine e anofeline. Il verme adulto, lungo 4-10 cm, si localizza nel tessuto linfatico e provoca, a distanza di 6 mesi dal contatto, episodi ricorrenti di febbre con linfangite, linfadenopatia, linfedema, soprattutto a carico degli arti superiori e inferiori, delle mammelle nella femmina e dello scroto nel maschio. A lungo andare il danno ai vasi linfatici porta ad ostruzione con linfedema cronico ed elefantiasi. Le complicanze sono rappresentate dalla rottura delle varici linfatiche e dalle sovrainfezioni batteriche. Il quadro clinico descritto è comunque raro nei bambini, perché richiede parecchio tempo per svilupparsi.
La diagnosi si basa sul riscontro delle microfilarie su sangue (prelievo notturno), usando la metodica della goccia spessa colorata con Giemsa o tecniche di arricchimento. E’ possibile anche la ricerca dell’antigene della Wuchereria, sempre su sangue.
Il farmaco di scelta è la dietilcarbamazina (somministrata per 3 settimane a dosi crescenti fino a raggiungere la dose piena di 2 mg/kg x 3/die, per limitare le possibili reazioni allergiche sistemiche e locali scatenate dalla liberazione di antigeni dalle microfilarie morte); è efficace anche l’ivermectina (150-200 ?g/kg in dose unica), ma la sperimentazione è meno ampia e il suo uso non è consigliato sotto i 5 anni. Il trattamento va ripetuto dopo 6 mesi-1 anno.
La Loa loa è la filaria più benigna, presente solo in Africa centro-occidentale, in zone rurali. Il verme adulto, lungo 3-7 cm, si localizza nel connettivo, nel quale si sposta facilmente. Il vettore è un tafano (Chrysops), che punge di giorno. Dopo 6 mesi dall’inoculazione compaiono prurito generalizzato intenso, edemi sottocutanei migranti (di Calabar), eosinofilia, ed è possibile a volte individuare il verme adulto a livello cutaneo o congiuntivale.
Le microfilarie vanno ricercate con prelievo diurno.
La terapia è analoga a quella descritta per la Wuchereria; l’ivermectina va somministrata a dosi maggiori (400 ?g/kg).
La Mansonella ozzardi (presente nel centro-sud America, in particolare ad Haiti) e la Dipetalonema perstans (diffusa in Africa e nel centro-sud America) sono due filarie di minore importanza clinica. Si localizzano nelle cavità sierose, e possono dare modesti sintomi cutanei ed eosinofilia.
