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Introduzione

 

Le parassitosi intestinali costituiscono un importante problema di salutepubblica, in particolare nei paesi in via di sviluppo, dove il basso livello socio-economico, la scarsa igiene e il clima ne favoriscono la diffusione. L'OMS stima che nel mondo 3.5 miliardi di persone siano affette da parassitosi intestinali, e che 450 milioni di persone, per la maggior parte bambini, presentino manifestazioni cliniche correlate.
    Le elmintiasi più comuni sono quelle da Ascaris lumbricoides (circa 1.5 miliardi di persone affette), da ancylostomatidi (1.3 miliardi) e da Trichuris trichiura (1 miliardo), seguite dalle schistosomiasi (200 milioni) e dalle filariosi linfatiche (120 milioni). Ogni anno, circa 65.000 decessi sono attribuibili direttamente ad infezioni da ancylostomatide, altri 60.000 ad infezioni da Ascaris, mentre l'Entamoeba histolytica causa circa 70.000 morti all'anno.
    Le parassitosi intestinali figurano tra le maggiori cause di morbidità nei bambini tra 5 e 14 anni, potendo indurre malassorbimento di nutrienti e perdite ematiche croniche, con effetti a lungo termine sulla crescita staturo-ponderale e sullo sviluppo cognitivo, e dando luogo talvolta a complicanze chirurgiche (occlusione intestinale, prolasso rettale, ascessi).
    La maggior parte dei parassiti è ubiquitaria, sebbene la massima diffusione si abbia nei paesi tropicali e subtropicali per i motivi sovracitati.
    L’Italia è stata, fino a pochi decenni fa, area endemica per diversi parassiti: fra gli altri, erano segnalati l’Entamoeba histolytica/dispar, la Giardia lamblia, il Trichuris trichiura, lo Strongyloides stercoralis, l’Ancylostoma duodenale, l’Ascaris lumbricoides, l’Hymenolepis nana, la Taenia solium, la Taenia saginata, l’Echinococcus granulosus, oltre all’Enterobius vermicularis. Alcuni studi condotti negli anni ’70 dimostrano ancora un’elevata prevalenza delle parassitosi nella popolazione pediatrica autoctona dell’Italia settentrionale (dal 10% di un campione di alunni delle scuole materne ed elementari di un paese dell’hinterland milanese, al 25% dei pazienti ricoverati nella Clinica Pediatrica di Milano) e in particolare della giardiasi (rispettivamente 4.6% e 18.8%); diversi altri autori italiani segnalano prevalenze di giardiasi variabili dal 13.5% nella popolazione scolastica messinese (1972-73) all’1.9% in una colonia estiva dell’Emilia Romagna (1988). Oltre alla Giardia, venivano segnalati casi autoctoni di E. histolytica, di T. trichiura e di S. stercoralis. Le percentuali dei parassitati risultavano anche maggiori (superiori al 50%, con circa il 26% di giardiasi) quando la ricerca veniva condotta in aree del Sud o delle Isole.
    In ogni caso, negli ultimi decenni, la creazione di un adeguato sistema di fognature e di rifornimento d’acqua potabile su larga scala, il miglioramento dell’igiene personale, della nutrizione, dell’educazione sanitaria, dell’accesso ai servizi sanitari e più in generale del tenore di vita della popolazione hanno portato ad un notevole decremento delle malattie parassitarie endemiche in Italia.
    Tuttavia negli ultimi anni il problema delle parassitosi sta “riemergendo”, o “emergendo” (sotto forma di nuove parassitosi finora sconosciute nei nostri climi), in seguito ai massicci flussi migratori che hanno interessato l’Italia a partire da diversi paesi poveri. D’altra parte, sta diventando sempre più importante il fenomeno delle adozioni internazionali; infine, ad ingrossare il computo della patologia d’importazione, vanno aggiunti i frequenti viaggi in aree tropicali a scopo di turismo.

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