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STRONGYLOIDIASI

Ciclo vitale  Clinica  Diagnosi  Terapia


Lo Strongyloides stercoralis è un parassita ubiquitario, diffuso soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali, ma presente anche in alcune zone temperate, tra cui l'Italia (figura distribuzione). Se ne stimano circa 70 milioni di casi in tutto il mondo.






^  Ciclo Vitale

     Lo S. stercoralis è un piccolo nematode di 2 mm di lunghezza. Il ciclo vitale, a differenza che negli altri parassiti, contempla, oltre alla fase parassitaria nell'uomo, anche una fase a vita libera nell'ambiente. Solo la femmina infesta l'uomo, vivendo nella mucosa del tenue, dove si riproduce per partenogenesi. Dalle uova originano rapidamente le larve, eliminate con le feci ad uno stadio non infettivo (larve rabditoidi). In suolo caldo e umido le larve maturano, trasformandosi nella forma infettante (larva filarioide) che può infestare l'uomo penetrando attraverso la cute integra (ciclo parassitario) o svilupparsi ulteriormente nel parassita adulto, maschio e femmina, che accoppiandosi dà origine a un'altra generazione di larve rabditoidi (ciclo a vita libera). Una volta penetrate attraverso la cute, nel corso di circa quattro settimane le larve migrano ai polmoni per via ematica, quindi attraversano gli alveoli, risalgono l'albero bronchiale e vengono deglutite fino a raggiungere il loro habitat normale. Le larve rabditoidi a volte si trasformano in larve filarioidi, infettanti, già nell'intestino, e, penetrando attraverso la cute perianale o la parete intestinale, causano una reinfestazione dell'ospite (ciclo di autoinfestazione). In questo modo l'infestazione può automantenersi per più di 40 anni, in assenza di esposizione dall'esterno. (figura ciclo vitale)



^  Clinica

     Nella fase precoce l'infezione può provocare:
- un'eruzione cutanea pruriginosa nella sede di penetrazione (raro)
- tosse e broncospasmo durante il passaggio polmonare (raro)
- dolore addominale ai quadranti superiori e diarrea (steatorrea) con calo ponderale
- ipereosinofilia
     In poche settimane l'infezione cronicizza e diventa asintomatica.      Raramente possono aversi vaghi sintomi intestinali, come diarrea incostante, ed eruzioni cutanee dovute alla migrazione larvale durante la fase di autoinfestazione (larva currens).
     In pazienti immunodepressi (in seguito a terapia steroidea, malnutrizione, tumori) si può invece manifestare una grave e spesso letale sindrome da iperinfestazione, dovuta alla ripetuta reinfestazione dell'ospite, che si presenta con gravi sintomi intestinali (diarrea profusa, ileo paralitico, peritonite), polmonari (tosse, dispnea, emottisi), neurologici (encefalite, meningite), espressione dell'invasione diffusa dei tessuti da parte delle larve.



^  Diagnosi

     La diagnosi si basa sul riscontro delle larve nelle feci a fresco o dopo procedura di arricchimento. La coltura delle feci migliora la sensibilità dell'esame. In alcuni casi può essere utile l'esame del contenuto digiunale ottenuto tramite aspirazione, biopsia o enterotest. La sierologia (ELISA) è molto sensibile e specifica.



^  Terapia

     Si avvale dell'uso del tiabendazolo (25 mg/kg per 2/die per 3 giorni), gravato da frequenti effetti collaterali (nausea, vomito, vertigini), ma con buoni risultati (80% di guarigione). In alternativa si può usare l'albendazolo o l'ivermectina (non sperimentata sotto i 5 anni di età).



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