STRONGYLOIDIASI
Ciclo vitale Clinica Diagnosi Terapia
Lo S. stercoralis
è un piccolo nematode di 2 mm di lunghezza. Il ciclo
vitale, a differenza che negli altri parassiti, contempla, oltre
alla fase parassitaria nell'uomo, anche una fase a vita libera
nell'ambiente. Solo la femmina infesta l'uomo, vivendo nella
mucosa del tenue, dove si riproduce per partenogenesi. Dalle
uova originano rapidamente le larve, eliminate con le feci ad
uno stadio non infettivo (larve rabditoidi). In suolo caldo
e umido le larve maturano, trasformandosi nella forma infettante
(larva filarioide) che può infestare l'uomo penetrando
attraverso la cute integra (ciclo parassitario) o svilupparsi
ulteriormente nel parassita adulto, maschio e femmina, che accoppiandosi
dà origine a un'altra generazione di larve rabditoidi
(ciclo a vita libera). Una volta penetrate attraverso la cute,
nel corso di circa quattro settimane le larve migrano ai polmoni
per via ematica, quindi attraversano gli alveoli, risalgono
l'albero bronchiale e vengono deglutite fino a raggiungere il
loro habitat normale. Le larve rabditoidi a volte si trasformano
in larve filarioidi, infettanti, già nell'intestino,
e, penetrando attraverso la cute perianale o la parete intestinale,
causano una reinfestazione dell'ospite (ciclo di autoinfestazione).
In questo modo l'infestazione può automantenersi per
più di 40 anni, in assenza di esposizione dall'esterno.
(figura ciclo vitale)
Nella fase precoce
l'infezione può provocare:
- un'eruzione cutanea pruriginosa nella sede di penetrazione
(raro)
- tosse e broncospasmo durante il passaggio polmonare (raro)
- dolore addominale ai quadranti superiori e diarrea (steatorrea)
con calo ponderale
- ipereosinofilia
In poche settimane l'infezione
cronicizza e diventa asintomatica. Raramente
possono aversi vaghi sintomi intestinali, come diarrea incostante,
ed eruzioni cutanee dovute alla migrazione larvale durante la
fase di autoinfestazione (larva currens).
In pazienti immunodepressi (in
seguito a terapia steroidea, malnutrizione, tumori) si può
invece manifestare una grave e spesso letale sindrome da iperinfestazione,
dovuta alla ripetuta reinfestazione dell'ospite, che si presenta
con gravi sintomi intestinali (diarrea profusa, ileo paralitico,
peritonite), polmonari (tosse, dispnea, emottisi), neurologici
(encefalite, meningite), espressione dell'invasione diffusa
dei tessuti da parte delle larve.
La diagnosi
si basa sul riscontro delle larve nelle feci a fresco o dopo
procedura di arricchimento. La coltura delle feci migliora la
sensibilità dell'esame. In alcuni casi può essere
utile l'esame del contenuto digiunale ottenuto tramite aspirazione,
biopsia o enterotest. La sierologia (ELISA) è molto sensibile
e specifica.
Si avvale dell'uso del tiabendazolo (25 mg/kg per 2/die per 3 giorni), gravato da frequenti effetti collaterali (nausea, vomito, vertigini), ma con buoni risultati (80% di guarigione). In alternativa si può usare l'albendazolo o l'ivermectina (non sperimentata sotto i 5 anni di età).
